NOTA DAL CAMPO 01

LU'MA è emersa da una domanda.

Molto prima degli oggetti. Molto prima degli abiti. Molto prima del sito.

C'era una domanda.

Una domanda semplice: Il corpo e la parte immateriale di noi possono vivere in armonia?

Per anni ho esplorato questa relazione attraverso percorsi diversi.

La presenza. Gli spazi. Gli oggetti. Le forme. La bellezza.
Il modo in cui ciò che ci circonda influenza il nostro stato interiore.

Poi è nata LU'MA.

E, come spesso accade, la ricerca ha iniziato a prendere forma.

Abiti. Oggetti. Immagini. Progetti.

Negli ultimi mesi, però, ho iniziato a notare qualcosa.

Mentre costruivo la forma di LU'MA, il corpo continuava a richiamare la mia attenzione.

Non attraverso idee.

Attraverso sintomi.

Attraverso stanchezza.

Attraverso richieste molto concrete di essere ascoltato.

E così mi sono resa conto che la domanda originaria era ancora lì.

Forse più viva che mai.

Cosa accade al corpo quando smettiamo di reggere più di quanto ci appartenga?

Ma forse LU'MA non è mai stata pensata per essere una risposta.

Forse è sempre stata un'esplorazione.

Una ricerca in continuo divenire.

E per un po', ripartirà da qui.

Two trees with a clear blue sky in the background

Nota dal Campo 02

A volte preferisco sbagliare da sola.

Non per ostinazione.
Ma perché è l’unico modo
per restare intera dentro una scelta.

Nel tempo ho seguito consigli,
paure condivise,
strade più sicure.

E spesso qualcosa
non era davvero mio.

Sbagliare da sola
non è un errore.

È un modo di restare.

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Nota dal Campo 03

C’è un momento
in cui smetti di provare a diventare qualcosa.

E inizi a vedere
ciò che è già lì.

Non più forte.
Non più evidente.

Solo più vero.

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Nota dal Campo 04

Non tutto va risolto.

Alcune cose
vanno solo tenute
senza essere forzate.

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NOTA DAL CAMPO 05

Non ti chiede di cambiare

“Non è un libro che insegna.
È un libro che sposta lo sguardo.

Non ti chiede di cambiare.
Ti chiede, con dolcezza, di riconoscerti.”



Filomena, Salerno

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NOTA DAL CAMPO 06

Ho notato un cactus in un angolo della stanza.

Bellissimo.

Non l’ho detto.

Pochi secondi dopo
si è piegato su se stesso.

Mi ha fatto sorridere.

E ricordare
una cosa semplice:

non tutto
è come sembra.

Certe cose restano
solo per un momento.

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field note 07

Qui e Ora

Qualche settimana fa ero a cena con amici. Una bella tavolata. Voci che si sovrapponevano. Qualcuno parlava di domani, qualcun altro del mese successivo, qualcun altro ancora di un viaggio che stava organizzando. C'era un po' di caos. A un certo punto, senza pensarci troppo, ho detto ad alta voce:

«Qui e ora.» Poi ho aggiunto: «Restiamo qui, adesso.»

E' calato il silenzio, per qualche secondo, ma abbastanza da farmi notare una cosa: mi guardavano come se avessi detto qualcosa di insolito. Quasi sorprendente. Come se avessi nominato qualcosa di raro.

E invece avevo semplicemente indicato il luogo in cui ci trovavamo già.
Qui.
Adesso.
Da quel momento continuo a pensarci.

Perché il presente è probabilmente la cosa più disponibile che abbiamo e, allo stesso tempo, quella a cui prestiamo meno attenzione. Spesso siamo qualche passo avanti a noi stessi. Proiettati verso ciò che dobbiamo fare, organizzare, sistemare o raggiungere. Oppure siamo rivolti all'indietro. A ripercorrere conversazioni. A riconsiderare decisioni. A immaginare versioni alternative di cose che sono già accadute.

Nel frattempo, il presente rimane esattamente dov'è sempre stato.

Silenzioso.
Paziente.
In attesa.

Non perché sia perfetto, o sia sempre piacevole.
Ma perché è l'unico luogo in cui la vita sta realmente accadendo.

Forse è per questo che tornare al presente richiede pratica.
Non è qualcosa che si comprende una volta per tutte.

È un movimento continuo.
Accorgersi di essersi allontanati.
E tornare.
Accorgersi di stare già vivendo domani.
E tornare.
Accorgersi di stare ancora discutendo con ieri.
E tornare.
Qui.
Adesso.
Mi chiedo spesso quando sia successo.
Quando abbiamo iniziato a trattare il presente come una sala d'attesa tra un problema e il successivo.
Quando abbiamo scambiato l'esperienza diretta della vita con la pianificazione continua e le infinite simulazioni mentali.
Forse non esiste una risposta precisa.
Ma esiste una possibilità.
Accorgersene.
E ogni tanto, nel mezzo di una cena, di una passeggiata o di una giornata qualunque, ricordarci che l'unica cosa che stiamo davvero vivendo è questa.
Non domani.
Non ieri.

Questo momento.

Che, nel momento in cui finisci di leggere queste parole, è già passato.

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